Interviste roboanti: Andrea Taglia – prima parte

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Interviste roboanti: Andrea Taglia – seconda parte
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Andrea Taglia è il fonico e il system designer che segue i concerti di Andrea Bocelli in tutto il mondo. Oltre a ciò, Andrea potrebbe stilare una serie interminabile di lavori di pregio, grazie alla sua preparazione accademica e ad una passione sfrenata. In questa intervista abbiamo stilato una serie di linee guida sulla progettazione e installazione di sistemi di diffusione sonora: l’argomento è vastissimo, tant’è che Andrea ne ha sviluppato un corso di tre giorni.

 

 

Andrea Taglia

 

 

Pongo grande attenzione non solo nella copertura di ogni singolo posto, ma anche all’immagine sonora: ogni spettatore pagante ha diritto ad ascoltare in modo perfetto lo spettacolo. Per conto mio non ci sono posti fortunati e meno!

Ritengo che non ci sia magia se il suono rimane nei diffusori, lo spettatore deve pensare che tutto venga dal palco e i diffusori debbono scomparire nella magia dello spettacolo. In questo, cluster centrale, in-fill, ma anche front-fill, out-fill, outer-fill, ecc. sono fondamentali nella definizione del sistema.

Grazie poi allo sviluppo della tecnologia dei DSP all’interno degli amplificatori, se prima riuscivo a fatica ad ottenere abbastanza canali singoli di amplificatori per fare un arc delay di subwoofer, ora riesco a fare arc delay anche di front-fill. In questo modo ottengo non solo un’immagine sonora perfetta per gli spettatori, ma ho avuto “gratis” una straordinaria coerenza per il monitoraggio dei cantanti sul palco. Un effetto che è stato imprevisto, ma che ragionandoci è chiaro, e ha portato ad una riduzione del volume di monitoraggio sul palco e ad una coerenza straordinaria!

 

 

 

 

La diffusione dei sistemi di simulazione nel campo del live è sostanzialmente dovuto all’avvento dei sistemi line-array, ovvero sistemi il cui puntamento non era più intuitivo come i sistemi point source (che avevano un puntamento sostanzialmente “visivo”).

Prima, software come AFMG EASE erano sostanzialmente utilizzati in modo pressoché esclusivo nel solo mondo delle installazioni fisse. Solo pochi “maniaci” come me e la d&b audiotechnik lo utilizzavano per simulazioni di sistemi live. Vi erano comunque molte difficoltà essendo un sistema lento, macchinoso e con una risposta in frequenza limitata. Loro stessi hanno poi introdotto Ease Focus per venire incontro alle esigenze del mercato live!

 

 

 

 

Poter simulare la risposta di un sistema PA in una location ci permette di decidere che tipo di sistema montare e come. In location molto riverberanti, riesci a prevedere se ci sarà bisogno o meno di sistemi di delay per aumentare il rapporto segnale diretto/segnale riverberato o comunque per garantire la giusta immagine sonora?

Il vantaggio dei sistemi line array è quello di riuscire a controllare il piano verticale in modo scientifico andando ad eliminare le riflessioni dei soffitti. La capacità di concentrare maggiore energia all’aumentare della distanza consente sostanzialmente di avere un campo diretto sempre migliore del campo riverberante.

 

 

 

 

Ormai il problema non è tanto relativo al rapporto campo diretto-campo riverberante, quanto rispetto alla possibilità di evitare specifici echi determinati da superfici riflettenti, difficilmente trattabili in condizioni “touring” normali. A questo si aggiunge il problema dell’assorbimento delle alte frequenze dovuto al variare di umidità e temperatura che, insieme all’effetto del vento, sconsiglia per spazi all’aperto di andare oltre i 60/70 metri di copertura senza un sistema di delay che possa rinfrescare la parte medio alta.

Lo stesso problema, seppur in modo differente, si registra negli spazi al chiuso quando subentrano impianti di riscaldamento che concentrano spesso il calore in alto rispetto a spazi che magari hanno il ghiaccio sotto il pavimento. Capita in moltissime arene in giro per il mondo, meno in Italia dove l’hockey sul ghiaccio non è sport molto popolare!

 

 

 

 

Cambia qualcosa nel tuo modo di realizzare il progetto per il PA se sul palco c’è un solo microfono o centinaia?

Il disegno dell’impianto per quanto mi riguarda non cambia in funzione del numero di microfoni, l’obiettivo dovrebbe sempre essere lo stesso: raggiungere una corretta diffusione con una coerente immagine sonora rispetto gli artisti sul palco. Se si tratta di rock, classica o altro, è la linearità della risposta dell’impianto – intesa come capacità di prevenire rientri sul palco – a determinare la scelta dei microfoni ed il loro relativo posizionamento per raggiungere il giusto livello desiderato in sala.

Personalmente in grandi eventi con migliaia di persone e orchestra e coro e quindi circa un centinaio di persone sul palco metto sempre i delay a non meno di 50 metri, a meno di esigenze particolari legate a spazi curvi, ove l’impianto principale non potrebbe raggiungere tale pubblico!

Penso che un discorso approfondito meriterebbe la simulazione dei subwoofer che è stata per lungo tempo tabù di molti software di simulazione, e solo negli ultimi anni è stata finalmente introdotta. La capacità di disegnare un sistema di subwoofer in grado di avere un controllo adeguato della direttività, mantenendo dunque una buona pulizia sul palco senza devastare le prime file, è ancora argomento non sviluppato e digerito dalla maggior parte dei system engineer, con sistemi di sub che creano profonde interferenze, somme inaccettabili per le prime file e in generale una scarsa omogeneità nella diffusione.

 

Nel seconda e ultima parte dell’intervista, Andrea ci illustrerà come esegue il lavoro di progettazione e simulazione del sistema, ovvero ciò che è alla base del lavoro e obiettivo di ciascun sound designer.