Luca Guidolin: rigging audio e tecniche di sollevamento

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Qualche decennio fa l’uso dei sistemi di rigging per gli impianti audio era una rarità anche per le grandi arene statunitensi. Storia a sé facevano gli spettacoli circensi e quelli sportivi. Oggi, specialmente con i sistemi PA line array, tutto è cambiato.

 

L’aumento dei punti di sollevamento per il sound reinforcement è dovuto a due fattori:

  • alle nuove tecnologie audio che permettono configurazioni sempre più precise e lineari;
  • ai passi avanti delle tecniche per il sollevamento dei carichi, che riducono i tempi di allestimento grazie a paranchi a motore, argani, verricelli e carroponti.

Così il rigging ha assunto un ruolo decisivo nella progettazione dei sistemi audio.
Parliamo di tutto ciò con Luca Guidolin, Presidente della TECHNE Società Cooperativa, e tra i rigger con più esperienza in Italia.

 

 

MP: Quanto è importante per un Pa Man essere anche un bravo rigger? Quali sono le attrezzature indispensabili?

LG: Per un PA Man non è necessario essere un rigger, ma è importante avere conoscenza delle problematiche legate all’uso dei motori e al sollevamento di carichi, che può arrivare anche a diverse tonnellate. Le attrezzature indispensabili per fare il PA Man sono i normali DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) prescritti dalla legge: caschetto, scarpe antinfortunistiche, guanti e otoprotettori. Altro materiale indispensabile potrebbe essere un pc, un tester e un generatore di segnale, per verificare in autonomia il sistema audio, prima che questo venga sollevato. Se si svolge anche il ruolo di rigger o se si ha una abilitazione per lavorare in altezza, ai precedenti DPI vanno aggiunti: imbrago, corda, discensore, cordini di posizionamento, doppio gancio con dissipatore, qualche fettuccia e qualche moschettone, a seconda del livello di formazione raggiunto.

 

Come viene usato il motore per il sollevamento dell’array?

Tutti i moderni sistemi PA sono dotati di flybar, che permette di agganciarci al motore direttamente con un grillo e un “O” ring. Per quanto riguarda il sollevamento dei motori alle strutture che sosterranno l’array, si utilizzano cavi di acciaio, fasce in poliestere o spanset e garflex. Quest’ultime sono esteticamente uguali alle spanset, ma con la differenza che all’interno della fascia tubolare invece di una moltitudine di fili in poliestere, ci sono dei cavetti d’acciaio. In casi particolari, ad esempio quando bisogna agganciare il sistema audio alle putrelle, si utilizzano delle beam clamp (pinza per travi, nda).

 

 

Come viene verificata la portata sufficiente a sollevare l’array, con un coefficiente di sicurezza che rispetta le normative?
I software forniti insieme ai line array permettono di ricavare il peso del sistema audio. Da questo dato si può decidere che tipo di motore utilizzare.
La quantità di motori per sospendere il line array è indicata dalla conformazione delle flybar. La maggior parte di queste sono predisposte per essere appese su due motori. Una volta ricavato il peso del sistema audio, si decide se utilizzare motori da 0.5, 1 o 2 T (tonnellate) di portata. In alcuni casi, nonostante la flybar sia predisposta per essere sospesa su due motori, se ne utilizzano tre: due di questi frontalmente in coppia, mediante l’ausilio di un “delta”, per permette di ruotare il sistema senza dover intervenire sui punti di sollevamento. Non un vantaggio da poco, considerando che l’unico svantaggio consiste nel perdere un po’ di altezza.
A volte succede che i sistemi vengano sollevati con un solo motore, magari per comodità, o per problematiche legate ai punti di aggancio sulle strutture, se non c’è lo spazio per fare due punti di sollevamento. In altre occasioni viene usato un solo motore per velocizzare le tempistiche del rigging. In questo modo si perde qualcosa in maneggevolezza, e il cluster non potrà essere inclinato a piacere come si può fare con due motori. Lo si può però ruotare mediante l’uso di cordini, che permettono il fissaggio nella posizione scelta, una volta trovato il giusto puntamento.

 

 

 

 

La documentazione necessaria da possedere in cantiere per allestire apparecchi di sollevamento è la seguente:

  • Copia conforme dei Libretti d’uso e manutenzione degli apparecchi di sollevamento che verranno impiegati.
  • Verifiche periodiche degli ultimi 3 anni.
  • Certificazioni di conformità CE delle attrezzature.
  • Dati identificativi del proprietario di queste attrezzature e dell’azienda installatrice e utilizzatrice.

 

 

 

 

Il D. Lgs. 81/2008, Allegato VI – Disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro che servono a sollevare e movimentare carichi (scaricabile dal sito http://www.verificagru.it/userfiles/ALLEGATO%20VI.pdf), cita:

“3.1.2 Le funi e le catene debbono essere sottoposte a controlli trimestrali in mancanza di specifica indicazione da parte del fabbricante”.

Il proprietario dell’impianto di sollevamento è quindi obbligato ad effettuare la verifica trimestrale delle funi e delle catene. Tale verifica viene eseguita secondo le seguenti modalità:

  • pulizia di fune o catena, almeno nei tratti di maggiore usura,
  • controllo visivo per individuare fili rotti e cricche,
  • controllo di eventuale eccessiva usura con riduzione del diametro,
  • controllo di eventuali danneggiamenti meccanici della fune.